Mario Adinolfi respinge le accuse di truffa e chiede la revoca degli arresti domiciliari

Mario Adinolfi, interrogato di garanzia, respinge le accuse di truffa e chiede di tornare libero.

Mario Adinolfi politico

In Breve

Cosa ha dichiarato Mario Adinolfi durante l'interrogatorio?
Adinolfi ha negato le accuse di truffa e ha affermato di essere un giocatore, non un lestofante.
Qual è la posizione degli avvocati di Adinolfi?
Gli avvocati hanno chiesto la revoca degli arresti domiciliari, sostenendo che l'attività era legittima.
Quali sono le accuse mosse contro Adinolfi?
Adinolfi è accusato di truffa e evasione fiscale, accuse che ha respinto.

Il 13 luglio 2026, Mario Adinolfi, noto politico e imprenditore, è stato interrogato di garanzia a Roma dopo essere stato posto agli arresti domiciliari. Durante l’udienza, ha negato con fermezza le accuse mosse dalla Procura, dichiarando: “Sono un giocatore, non un truffatore di vecchiette né un lestofante”.

Adinolfi ha confermato di aver raccolto denaro per scommesse, ma ha respinto l’idea che la sua iniziativa, nota come “Scommessa Collettiva”, fosse un sistema fraudolento. Secondo quanto dichiarato, il gruppo coinvolto comprende circa novanta persone, tra cui professori universitari, notai e liberi professionisti, che avrebbero inviato volontariamente le somme sui suoi conti.

Il politico ha sottolineato di aver restituito somme significative agli scommettitori, osservando che “Chi perde denuncia e chi vince non denuncia”, contestando quindi le ricostruzioni basate unicamente su chi non ha recuperato il denaro investito.

In merito all’accusa di evasione fiscale, Adinolfi ha affermato che le somme raccolte non sono state utilizzate per uno stile di vita dispendioso, dichiarando: “Ho sempre fatto una vita morigerata. Altro che Courmayeur, non so neanche sciare”.

Gli avvocati difensori, Pablo De Luca e Riccardo Di Lorenzo, hanno presentato un’istanza per la revoca della misura cautelare, sostenendo che l’attività di Adinolfi fosse una normale operazione di gioco collettivo e non una raccolta abusiva di risparmio. Hanno evidenziato che, a fronte di uscite per circa un milione e mezzo di euro, sarebbero documentabili restituzioni per circa 1,3 milioni, sottolineando che l’impianto accusatorio non ha adeguatamente considerato tali restituzioni.

In conclusione, i legali hanno affermato che Adinolfi ha risposto “correttamente e serenamente” a tutte le contestazioni e ha fornito chiarimenti sui movimenti di denaro. La decisione sulla richiesta di revoca degli arresti domiciliari è ora nelle mani del giudice.