Il Mercato Televisivo Italiano: Un Nuovo Equilibrio tra Tradizione e Innovazione

Analisi del mercato televisivo italiano nel 2026: Rai, Mediaset e Sky controllano il 67%, mentre le piattaforme streaming guadagnano terreno.

Grafico del mercato televisivo italiano

In Breve

Qual è la quota di mercato di Rai, Mediaset e Sky nel 2026?
Rai, Mediaset e Sky controllano il 67% del mercato televisivo italiano.
Quanto pesa il settore delle piattaforme streaming?
Le piattaforme streaming hanno raggiunto il 23,3% del mercato.
Quali sono le fonti di finanziamento del settore televisivo?
Le offerte a pagamento rappresentano il 43,6%, seguite dalla pubblicità (34,5%) e dai fondi pubblici (21,9%).

Il panorama televisivo italiano continua a evolversi, con Rai, Comcast-Sky e Fininvest-Mediaset che insieme controllano il 67% del mercato. Rai si attesta al 26,6%, Sky al 22% e Mediaset al 18,5%. Tuttavia, un cambiamento significativo è in atto: le piattaforme di streaming hanno visto la loro quota di mercato crescere fino al 23,3%, segnando un aumento di 11 punti rispetto al 2021. Questo sviluppo ha portato alla creazione di un quarto polo nel settore, capace di attrarre un numero crescente di abbonamenti e pubblico.

Nel 2026, il settore televisivo ha registrato ricavi totali pari a 8,9 miliardi di euro, con una crescita dello 0,6%. Le offerte a pagamento, sia online che tradizionali, rappresentano la principale fonte di finanziamento, contribuendo con il 43,6% delle risorse. La pubblicità segue con una quota del 34,5%, mentre i fondi pubblici, inclusi i proventi del canone Rai, costituiscono il 21,9% delle entrate.

Nonostante la solidità del settore televisivo, il comparto dell’editoria quotidiana sta affrontando sfide significative. La diffusione delle copie cartacee è scesa a 1,2 milioni al giorno, con un calo del 9,3% rispetto all’anno precedente. I ricavi delle imprese editoriali sono diminuiti del 7,9%, mentre quelli derivanti dalla vendita di quotidiani, anche in formato digitale, hanno registrato un calo dell’8,7%. Anche i prodotti collaterali e la pubblicità hanno visto contrazioni rispettivamente del 23,6% e del 5,7%. I fondi pubblici ora rappresentano quasi il 10% delle risorse del settore editoriale.

Nel contesto del sistema integrato delle comunicazioni, i grandi gruppi tecnologici stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante. Google, ad esempio, contribuisce all’11,8% delle risorse, posizionandosi dietro Rai, mentre Meta supera l’8%. La pubblicità online ha raggiunto un valore di circa 7 miliardi di euro, con una crescita del 12,2%, mentre la pubblicità sui mezzi tradizionali si attesta intorno ai 5 miliardi.

L’Autorità ha sollevato preoccupazioni riguardo agli effetti delle tecnologie di intelligenza artificiale. Le answer engines, che forniscono risposte sintetiche al posto di rinvii a più fonti, potrebbero ridurre la pluralità delle voci nel dibattito pubblico. Inoltre, la sintesi dei contenuti da parte delle piattaforme potrebbe comportare una perdita di lettori, entrate pubblicitarie e abbonamenti per gli editori. È stata segnalata alla Commissione europea la possibilità che l’uso di sintesi generate dall’IA senza consenso e adeguata remunerazione possa costituire un rischio per il pluralismo.

Per affrontare queste sfide, è in fase di avvio un tavolo volontario tra editori e piattaforme, con l’obiettivo di discutere temi di trasparenza, utilizzo dei contenuti ed equa remunerazione, inclusa la regolamentazione delle applicazioni di IA generativa.

Nel settore delle telecomunicazioni, la copertura della fibra ottica (Ftth) ha raggiunto il 77,6% delle famiglie a fine dicembre 2025, con un incremento di 6,9 punti rispetto al 2024. Tuttavia, la capacità di convertire l’infrastruttura disponibile in attivazioni reali resta una priorità. Attualmente, la penetrazione delle linee a banda larga è di circa 32,9 linee ogni 100 abitanti, con valori inferiori per connessioni con velocità commercializzate da 100 Mbit/s in su (27,6) e per collegamenti a 1 Gbit/s (11,8). Mentre la rete fissa continua a crescere (+7,2%), la rete mobile ha registrato una lieve contrazione (-0,6%), attestandosi poco sotto gli 11 miliardi di euro di ricavi.