Vaccino a mRna Intismeran: Un Passo Avanti nella Lotta contro il Melanoma

L'Int di Milano guida la ricerca sul vaccino a mRna Intismeran, mostrando risultati significativi per i pazienti con melanoma ad alto rischio.

Vaccino a mRna Intismeran

In Breve

Qual è il principale obiettivo dello studio INTerpath-001?
Confrontare l'aggiunta del vaccino a mRna Intismeran al pembrolizumab rispetto al solo pembrolizumab.
Chi ha condotto lo studio sul vaccino a mRna Intismeran?
Lo studio è stato condotto dall'Int di Milano in collaborazione con Moderna e Merck.
Quali sono i risultati principali dello studio?
Miglioramento significativo della recurrence-free survival (Rfs) e della distant metastasis-free survival (Dmfs).

L’Int-Istituto Nazionale dei Tumori di Milano si distingue come il centro con il maggior numero di pazienti randomizzati a livello mondiale nello studio internazionale di fase 3 INTerpath-001. Con 82 pazienti randomizzati su 128 sottoposti a screening, questo studio ha coinvolto un totale di 1.137 pazienti ed è frutto di una collaborazione tra Moderna e Merck. L’obiettivo principale della ricerca è stato quello di confrontare l’aggiunta del vaccino personalizzato a mRna Intismeran al trattamento con pembrolizumab rispetto all’uso del solo pembrolizumab.

I risultati ottenuti hanno evidenziato un miglioramento statisticamente significativo in entrambi gli obiettivi primari: la recurrence-free survival (Rfs) e la distant metastasis-free survival (Dmfs). Questo è un passo fondamentale per i pazienti affetti da melanoma completamente asportato chirurgicamente ma ad alto rischio di recidiva, che include anche pazienti con melanoma primitivo ad alto rischio e metastasi nei linfonodi regionali.

Il vaccino viene realizzato utilizzando il materiale tumorale del singolo paziente. Dopo un rigoroso controllo di qualità, il tessuto viene analizzato tramite un algoritmo in grado di identificare fino a 34 neoantigeni. L’mRna che codifica per questi neoantigeni viene quindi incapsulato in nanoparticelle lipidiche, facilitando l’ingresso nelle cellule target. Una volta somministrato, il vaccino stimola l’espansione delle cellule T specifiche contro il tumore, generando una memoria immunologica in grado di riconoscere e colpire eventuali cellule tumorali residue.

“La nostra forza è essere stati il centro al mondo con la maggiore esperienza in termini di pazienti all’interno di questo studio”, ha dichiarato Michele Del Vecchio, direttore dell’Unità Oncologia Medica Melanomi dell’Int di Milano. Ha inoltre sottolineato il ruolo cruciale del gruppo multidisciplinare coinvolto nella sperimentazione. “È una vera terapia personalizzata”, ha aggiunto, evidenziando come il vaccino sia costruito sulle specifiche caratteristiche del tumore di ciascun paziente, con l’obiettivo di consentire al sistema immunitario di eliminare eventuali microfocolai metastatici.

Dal punto di vista della sicurezza, l’aggiunta del vaccino non ha mostrato un aumento significativo della tossicità rispetto al solo pembrolizumab, un aspetto ritenuto fondamentale per un trattamento adiuvante. I dati completi dello studio saranno presentati al congresso ESMO di ottobre a Madrid, e il protocollo prevede la continuazione del follow-up per valutare anche la sopravvivenza globale. “Se questi risultati saranno confermati, questo approccio potrà diventare il nuovo standard di cura per il trattamento adiuvante dei pazienti con melanoma ad alto rischio”, ha concluso Del Vecchio, sottolineando l’importanza di una stretta collaborazione multidisciplinare nella gestione di terapie personalizzate di questo tipo.