Attività dei bot russi in calo dopo attacco ai data center Yandex: un recupero rapido

Un'analisi del CCD evidenzia un'immediata riduzione dell'attività di bot russi dopo l'attacco ai data center Yandex, seguita da un rapido recupero.

Attività bot russi

In Breve

Qual è stato l'impatto dell'attacco ai data center Yandex sull'attività dei bot russi?
L'attacco ha portato a un calo dell'83,6% dei messaggi pubblicati da account sospetti russi.
Quanto tempo ci è voluto per il recupero dell'attività dei bot?
L'attività dei bot si è ripresa rapidamente, superando i livelli pre-attacco in sole 48 ore.
Quali sono le implicazioni a lungo termine di questo attacco?
L'attacco ha dimostrato che, sebbene ci sia un impatto immediato, i bot possono riprendersi rapidamente.

Il Centro per il contrasto alla disinformazione (CCD) ha recentemente rivelato un calo significativo dell’attività di account sospetti collegati alla Russia, con una riduzione dell’83,6% dei messaggi pubblicati l’8 ottobre 2026. Questo crollo è avvenuto dopo un attacco che ha messo fuori uso il data center Sasovo di Yandex, un evento che ha avuto ripercussioni immediate sulle comunicazioni online, in particolare nelle community ucraine di Facebook e Telegram.

L’analisi, datata 15 ottobre 2026, si basa su un monitoraggio effettuato tramite il software Osavul, che ha esaminato 22.664 messaggi generati da 5.201 account su 26 argomenti diversi. Nella prima giornata di calo, il numero di messaggi è sceso da 4.032 a soli 660, mentre gli account attivi sono diminuiti da 1.526 a 258. In particolare, Telegram ha registrato un calo del 90%, mentre Facebook ha visto una flessione del 79,5%.

Un secondo calo, sebbene meno marcato, si è verificato dopo lo stop dichiarato del sito di Vladimir, con una diminuzione del 42,6% dei messaggi il 12 ottobre, passando da 4.711 a 2.704. Un gruppo di 98 account accusati di giustificare l’invasione russa o incitare all’odio ha mostrato tendenze simili.

Nonostante l’impatto iniziale, l’attività dei bot ha mostrato segni di recupero rapido. Il 9 ottobre, il volume dei messaggi è risalito a 2.231, superando i livelli pre-attacco con 4.585 messaggi il 10 ottobre e 4.711 l’11 ottobre. Questo suggerisce una resilienza nell’infrastruttura dei bot, che sono riusciti a riprendersi in tempi brevi.

Analisi indipendenti forniscono un quadro più complesso della situazione. Cloudflare ha evidenziato che il traffico automatizzato proveniente dalla rete AS13238 era per il 99,5% costituito da crawler di ricerca di Yandex, con quella rete che forniva circa il 7% delle richieste automatiche originate in Russia. Inoltre, le richieste dirette agli endpoint di pubblicazione di una piattaforma sociale sono diminuite solo del 5,7% durante l’intero periodo di monitoraggio.

Altre analisi, come quella condotta da Graphika, non hanno riscontrato cali comparabili nelle community politiche occidentali. Ad esempio, gli account legati all’AfD hanno pubblicato 40.365 post l’11 ottobre, con una flessione del 4% rispetto alla settimana precedente, mentre le menzioni MAGA su X sono aumentate del 25% nelle otto ore successive allo stop di Vladimir.

Osservatori e analisti hanno descritto l’effetto dell’attacco come una «interruzione dell’automazione, non la scomparsa completa dei bot». Rimuovere il data center giusto può ridurre temporaneamente l’output mirato all’Ucraina, ma mantenere tale riduzione richiederebbe colpire anche i server verso cui gli operatori si spostano, un’operazione che, secondo le evidenze, può essere completata in poche ore o giorni.

In aggiunta, il blackout di banche, retailer e operatori di rete in varie zone della Russia lo stesso giorno ha complicato la distinzione tra la perdita di server e la perdita di connettività degli operatori nazionali. In sintesi, il quadro complessivo indica un impatto immediato e rilevabile ma temporaneo sull’automazione, con una rapida migrazione o ripristino delle infrastrutture che alimentano l’attività sospetta.