Investimenti nel Settore Fieristico: L’Italia Resta in Osservazione

Nonostante la crescita del settore fieristico internazionale, l'Italia rimane ai margini degli investimenti esteri, evidenziando la necessità di rinnovamento e strategie di apertura.

Investimenti nel settore fieristico

In Breve

Quali sono i recenti investimenti nel settore fieristico?
Negli ultimi mesi, quattro dei dieci maggiori gruppi fieristici sono stati venduti per operazioni valutate tra 1,5 e 1,8 miliardi di dollari.
Come sta reagendo il settore fieristico italiano?
Il settore ha mostrato resilienza, con un fatturato di 2,1 miliardi di euro nel 2025, in crescita del 10% rispetto al 2024.
Quali sfide affronta l'industria fieristica in Italia?
Il settore deve affrontare la necessità di rinnovare gli spazi espositivi e la difficoltà di attrarre investimenti esteri.

Negli ultimi mesi, il settore fieristico ha attratto un crescente interesse da parte della finanza internazionale, con quattro dei dieci maggiori gruppi venduti in un periodo di otto settimane tra maggio e giugno. Tra questi, i britannici CloserStill e Hyve, e gli americani Group Emerald e Questex, hanno realizzato operazioni valutate tra 1,5 e 1,8 miliardi di dollari, rappresentando alcune delle più significative transazioni di private equity mai registrate nell’industria fieristica.

Tuttavia, il sistema fieristico italiano si trova attualmente ai margini di questi sviluppi. Nonostante la resilienza dimostrata dopo la crisi causata dalla pandemia di Covid-19, il settore ha bisogno di affrontare sfide importanti. Secondo i dati forniti da Prometeia-Aefi, il fatturato delle imprese fieristiche italiane ha raggiunto i 2,1 miliardi di euro nel 2025, segnando un incremento del 10% rispetto all’anno precedente e un aumento del 35% rispetto al 2019, al netto dell’inflazione.

Un fattore chiave per questa crescita è l’adozione di nuove tecnologie, in particolare l’intelligenza artificiale, che sta potenziando i servizi e stimolando la domanda di partecipazione a eventi dal vivo. Tuttavia, il modello fieristico italiano è caratterizzato da una forte presenza di quartieri fieristici e associazioni industriali che tendono a privilegiare la promozione del territorio e delle imprese locali. Questa struttura rende difficile l’apertura a investimenti esteri e la cessione di attività a capitali stranieri.

Inoltre, si evidenzia la crescente necessità di investimenti significativi per rinnovare gli spazi espositivi, adattandoli a format ibridi e a eventi non solo B2B, ma anche consumer, spettacoli, congressi e competizioni sportive. Tra le soluzioni proposte per mantenere competitività e controllo, si suggeriscono partnership internazionali per esportare format consolidati e gestire al meglio le venue anche durante la bassa stagione.

Un altro aspetto cruciale è il possibile ripensamento della governance delle fiere, con una separazione tra la proprietà delle infrastrutture, che dovrebbe rimanere pubblica, e la gestione privata degli eventi. Si sottolinea anche il rischio che operatori esteri possano acquisire manifestazioni di rilevanza globale, compromettendo intere filiere produttive italiane. Per questo motivo, è stata avanzata l’idea di una forma di golden power per limitare il controllo superiore al 51% da parte di investitori stranieri.

In conclusione, il settore fieristico italiano si trova in una fase cruciale, caratterizzata da una richiesta di capitali e da una necessità di scelte strategiche che potrebbero includere aperture e aggregazioni, nonché strumenti di tutela per preservare manifestazioni e infrastrutture strategiche.