In Breve
- Qual è l'andamento recente del prezzo delle quote di emissione di CO2?
- Il prezzo delle quote di emissione di CO2 è tornato a salire, superando gli 86 euro a tonnellata a luglio 2026.
- Quali fattori influenzano il mercato Ets?
- Il mercato Ets è influenzato da fattori regolatori, ritardi nell'attribuzione delle quote e dalla partecipazione di investitori finanziari.
- Cosa prevede la proposta di revisione della Commissione europea?
- La proposta prevede il prolungamento dell'eliminazione delle quote gratuite fino al 2038 e obblighi di investimenti nella decarbonizzazione.
Negli ultimi mesi, il mercato europeo delle emissioni di CO2 ha mostrato un significativo recupero dei prezzi. Il future Eua, con consegna a dicembre 2026, ha superato gli 86 euro a tonnellata il 22 luglio, attestandosi ora poco sopra gli 81 euro. Questo aumento è particolarmente rilevante considerando che, a marzo, il prezzo era sceso sotto i 67 euro, per poi recuperare circa il 30% in quattro mesi.
Il funzionamento del mercato Ets (Emission Trading System) prevede l’assegnazione di permessi di emissione sia gratuitamente, sulla base di benchmark, sia tramite aste pubbliche. Questi permessi possono essere scambiati in un mercato secondario, dove il prezzo corrente è influenzato in larga parte dal rischio regolatorio. Nei primi anni del sistema, avviato nel 2005, l’eccesso di quote assegnate gratuitamente e la diminuzione delle emissioni legata alla crisi del 2008 avevano mantenuto una scarsità più teorica che reale. Nel 2017, il valore dell’Eua era di circa cinque euro; tuttavia, dal 2022, il prezzo ha stabilmente superato i 70 euro, raggiungendo oltre i 90 euro a gennaio 2026.
Un forte calo all’inizio del 2026 è stato in parte attribuito alle dichiarazioni del cancelliere tedesco Friedrich Merz, il quale ha espresso la possibilità di rivedere o sospendere il sistema Ets. Questa notizia ha provocato una flessione di quasi il 20% del prezzo dall’inizio dell’anno. Tuttavia, questo episodio è considerato un’anomalia legata al rischio regolatorio, inserita in una tendenza di lungo periodo al rialzo.
La ripresa dei prezzi è stata ulteriormente influenzata da ritardi nell’attribuzione delle quote gratuite. I nuovi benchmark per il periodo 2026-2030 sono stati stabiliti solo a fine giugno, e le assegnazioni per il 2026 hanno subito un ritardo di circa tre mesi. Questo ha lasciato il mercato privo di quote che molte imprese avrebbero utilizzato per adempiere agli obblighi relativi al 2025, con scadenza prevista per settembre.
Un altro fattore che ha contribuito all’aumento dei prezzi è la partecipazione degli investitori finanziari alle aste. In Italia, circa 680 soggetti sono coinvolti nel sistema Ets per un totale di 1.200 impianti, ma solo 25 attori partecipano alle aste, di cui quasi la metà sono finanziari. La presenza di investitori finanziari aumenta la liquidità del mercato, sollevando però interrogativi su chi debba partecipare direttamente alle aste.
Il 17 luglio, la Commissione europea ha presentato una proposta di revisione del sistema Ets, che prevede, tra l’altro, il prolungamento dell’eliminazione delle quote gratuite fino al 2038 e l’obbligo di investimenti industriali nella decarbonizzazione per mantenere il diritto a riceverle. Questa proposta ha suscitato critiche da parte di osservatori del settore, che la considerano un allungamento delle assegnazioni gratuite senza riportare il sistema al modello originario, quando le eccedenze restavano all’interno del sistema industriale come ricavo per chi riduceva le emissioni.
Il testo della proposta dovrà ora essere discusso dal Parlamento europeo e dagli stati membri, con l’obiettivo di raggiungere un accordo nel primo trimestre del 2027. I tempi e il contesto politico, inclusi le prossime elezioni regionali in Germania e le attuali posizioni delle forze politiche in Francia, oltre alla pressione delle associazioni industriali, sono considerati fattori cruciali per il negoziato sulla riforma.
